Categoria: Cronaca locale Data pubblicazione Scritto da Leandro Salvia Visite: 338
di LEANDRO SALVIA
SAN GIUSEPPE JATO. Archiviata la richiesta di rimozione avanzata dall'opposizione: il presidente del consiglio comunale Alessandro Costanza resta al suo posto. «Sono sempre stato sereno e fiducioso» ha commentato l'esponente dell'Udc. Lo scorso anno, ad aprile, i consiglieri di minoranza scrissero all'assessorato regionale agli Enti Locali per chiedere la rimozione del consigliere che riveste anche il ruolo di presidente dell'assise jatina.
Nei giorni scorsi il Comune di San Giuseppe Jato ha reso noto l'esito degli accertamenti disposti dall'ufficio ispettivo del dipartimento Autonomie locali: «Il procedimento amministrativo -si legge nella nota - deve intendersi concluso e la pratica archiviata». A far partire l'ispezione era stata una segnalazione di Calogero Randazzo, Pasquale Vaccaro, Giuseppe Di Carlo, Giuseppe Fiore, Massimo Di Gregorio e Vitalino Pira. Nella missiva si denunciava la presunta «inadeguatezza del presidente del consiglio nel condurre i lavori d'aula e nel ricoprire la carica». A rincarare la dose fu, nei giorni successivi , il consigliere Randazzo del Mpa, che in una nota stampa spiegava: «L'opposizione è stata costretta a scrivere all'assessorato regionale agli Enti locali perché i revisori dei conti avevano evidenziato al presidente del consiglio un ammanco di cassa, presso l'ufficio dell'anagrafe, di circa 20 mila euro. Il presidente aveva per legge il preciso dovere di informare con urgenza il consiglio comunale. Ed invece ha preferito tenere all'oscuro la questione come se volesse occultare il fatto gravissimo denunciato dai revisori».
La vicenda risale all'ottobre del 2007: dopo degli accertamenti il collegio dei revisori segnalò un ammanco di circa 11 mila euro. Partì un'indagine e, in attesa del pronunciamento della magistratura, i due impiegati venne trasferiti ad altra mansione. In quegli stessi giorni, il 24 ottobre durante una seduta ordinaria, l'opposizione chiese però la convocazione di un consiglio comunale urgente, che si riunì dieci giorni dopo a porte chiuse. «Sulla vicenda c'era un'indagine in corso - come ha più volte spiegato il presidente del consiglio - e gli stessi organi inquirenti mi raccomandarono prudenza». Motivazioni che non convinsero i consiglieri d'opposizione. Costanza, in attesa che arrivasse il parere del dipartimento Autonomie locali, ha nel frattempo querelato per diffamazione il consigliere Randazzo. (*LEAS*)
Gds del 26 feb 2010