Toglie i beni all'ex convivente, condannata donna di San Cipirello, PDF Stampa E-mail
Lunedì 01 Febbraio 2010 22:52

LEANDRO SALVIA
PAPPAGALLISAN CIPIRELLO. Si erano conosciuti grazie ad un annuncio. Si erano piaciuti subito. Tanto da decidere di convivere. Ma è durato poco. Appena dieci giorni. Poi si sono rivisti solo in tribunale, dove la donna è stata condannata per appropriazione indebita. Colpa di due pappagalli e di un pò troppa ingenuità.


La vicenda risale al maggio del 2003. Lei, C.C. di San Cipirello, al tempo dei fatti aveva 56 anni. Lui, F. Z., di Massa Lombarda ma residente a Castelvetrano, ne aveva 59. L'uomo, già vedovo, aveva perso anche una seconda compagna. In cerca di una casa decide di sfogliare un settimanale di annunci. Tra tanti, sceglie quello di una signora di San Cipirello. I due si danno appuntamento e quando si vedono decidono subito di unire le loro solitudini. «Alla nostra età - si sarebbero detti i due - è inutile perdere tempo con i convenevoli».

E così lui trasloca tutti i suo averi a casa della nuova e quasi sconosciuta compagna. Ma dopo appena dieci giorni i due finiscono col litigare. Sembra a causa di due pappagalli, portati in dote dall'uomo, ma considerati «troppo sporchi» dalla nuova compagna. Che denuncia l'ignaro compagno per presunti maltrattamenti. «Una mattina mi disse solo che i carabinieri mi aveva cercato», racconta l'uomo in tribunale. Quel giorno il cinquantanovenne si presenta di corsa alla locale caserma. Indossa ciabatte, pantaloncini e maglietta. E per molto tempo gli resteranno solo questi. Di ritorno a casa, trova, infatti, la porta chiusa. Dietro rimangono chiusi la donna di cui si era invaghito e tutto quello gli apparteneva. Deluso e privo di tutto, l'uomo decide di denunciare la donna per «appropriazione indebita». Assistito dall'avvocato Liborio Maurizio Costanza, F. Z. un mese dopo chiede anche il sequestro dei beni rimasti in casa della sua «ex», accusandola di averlo raggirato. La donna, difesa invece dall'avvocato Carlo Ventimiglia, ha sempre sostenuto di aver accolto l'uomo per semplice «cortesia». «Sono un tipo socievole - si è difesa la donna - . L'ho voluto aiutare, prestandogli anche dei soldi». Nei giorni scorsi il Tribunale di Palermo, nella sezione di Monreale, ha condannato la donna a 20 giorni di reclusione e 200 euro di multa ed un risarcimento di 3 mila euro. La pena è stata però sospesa. La fredda e puntigliosa lista dei beni restituiti elenca frullatori, monete antiche e biancheria intima. Ma dei due pappagalli della discordia neanche le penne. (*LEAS*)
Gds del 28 gen 2010

 
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