Monte Jato

Il Monte Jato si erge a circa trenta chilometri a sud-ovest di Palermo, di origine indigena. Il nome antico è tramandato da Silio Italico (XIV, 271) e appare pure (al genitivo) su tegole e monete. Ultima propaggine a sud della catena di montagne che separava la Conca d’Oro dall’interno dell’isola, esso domina la valle del fiume Jato che sfocia nel golfo di Castellammare.

Dalla cima, situata a 852 m., si gode un ampio panorama che si estende ad ovest fino al mare. Formato su tre lati di ripidi pendii rocciosi, il Monte Jato è praticabile solo attraversando un pianoro contiguo, ad est. Per questa sua configurazione si presta quindi benissimo come area di insediamento sicura.

Monte Jato fu abitato a partire dagli inizi del primo millennio a.C., nonostante l’altitudine e le condizioni climatiche difficili. Siti analoghi si trovano anche nei dintorni: alcuni noti, come Segesta o Eryx (oggi Erice), altri evidenziati da recenti scavi, come Monte Castellazzo di Poggioreale, Monte Adranone vicino Sambuca, Monte Cavalli di Prizzi o Rocca d’Entella a nord-ovest di Contessa Entellina, o Monte Maranfusa presso Roccamena, altri finora poco studiati come Monte d’Oro di Montelepre. Tutti questi insediamenti risalgono all’età protostorica.

Il periodo indigeno è caratterizzato da ceramica dipinta e incisa, dapprima fabbricata senza tornio. Nella fase iniziale si pone la ceramica «piumata» del tipo conosciuto nella Sicilia centro-meridionale. La ceramica incisa e stampigliata del tipo «Sant’Angelo Muxaro» e la contemporanea ceramica dipinta a motivi geometrici tratti dal repertorio della ceramica greca sembrano scendere fino al V sec. a.C. Le tracce finora osservate dell’abitato di questo periodo sono scarse, dato che la costruzione della città di tipo greco ha comportato notevoli lavori di sterro. Al periodo precedente l’ellenizzazione risale una capanna indigena con più livelli pavimentali a O del Tempio di Afrodite. A S dell’adora greca le prime tracce dell’abitato indigeno, a contatto con la roccia, sono più recenti e si datano dall’inizio del VI sec. a.C. Non si sa ancora se si tratta di due nuclei d’abitato indipendenti oppure dell’estensione verso E dell’insediamento più antico. Non si è potuto finora stabilire, in base ai reperti, se l’insediamento facesse parte della zona sicana oppure di quella elima della Sicilia.