Valle Jato

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San Giuseppe Jato: 4 arresti per racket e per l'omicidio Lo Voi

pistolaA distanza di tre anni dall'omicidio del pastore Angelo Lo Voi, i Carabinieri del Gruppo di Monreale hanno arrestato quattro presunti esponenti mafiosi di San Giuseppe Jato.

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Giovan Battista e Stefano Vassallo, già in carcere per associazione mafiosa, sono accusati dell'omicio avvenuto nelle campagne di contrada Muffoletto a San Cipirello, il 2 agosto del 2006.

Lo Voi -Â Â a detta degli inquirenti -Â sarebbe stato ucciso perche' non aveva ceduto al racket del pizzo. Nell'ambito della stessa inchiesta i carabinieri, inoltre, hanno scoperto numerose estorsioni messe a segno dalla cosca mafiosa nella zona. In manette sono finiti anche Giuseppe Brusca (78 anni) e Tommaso Lo Forte (43 anni).

Gli arresti di questa mattina giungono al termine di una complessa indagine durata due anni, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo.

I particolari dell'operazione verranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terra' oggi alle 11 in procura a Palermo.

fonte LEAS (Vallejato)

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Pizzo rateizzato

"Le richieste di pizzo dei nuovi boss di San Giuseppe Jato erano eccessive, tanto da indurre una delle vittime, il commerciante Giovanni Lo Cicero, a chiedere al capomafia Giuseppe Brusca una rateizzazione del pagamento". È uno dei particolari emersi dall'indagine dei carabinieri che ha portato al'arresto di quattro persone, tra cui il boss Giuseppe Brusca, detto "Bufalo", zio del pentito Giovanni, accusate, a vario titolo, di associazione mafiosa, favoreggiamento ed omicidio.

Secondo i carabinieri Brusca, conquistato il potere sulla zona dopo l'arresto del capomandamento Giovanni Genovese, avrebbe reclutato come riscossori del pizzo Giovanni Battista e Stefano Vassallo. I due esattori, però, particolarmente violenti e pressanti, avrebbero creato problemi al boss richiedendo cifre eccessive alle vittime.

Uno dei taglieggiati - a cui erano stati chiesti ottomila euro per potere pascolare gli animali sul terreno di una terza persona - stanco di subire si è addirittura rivolto ai carabinieri; mentre Giovanni Lo Cicero, altro commerciante estorto, ha reagito all'eccessiva pressione dei Vassallo chiedendo l'intercessione di Brusca ed una rateizzazione del pizzo.

Il capomafia avrebbe detto di essere a disposizione per un intervento, chiedendo in cambio una congrua somma di denaro.

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di seguitgo pubblichiamo il comunicato ufficiale, in versione integrale, diramato dall'Arma dei carabinieri

MAFIA DI SAN GIUSEPPE JATO: I CARABINIERI ARRESTANO 4 PERSONE COLPEVOLI ANCHE DELL’OMICIDIO DI LO VOI ANGELO.

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Alle prime luci dell’alba, a San Giuseppe Jato, i Carabinieri del Gruppo di Monreale, a conclusione di una mirata e prolungata attività investigativa, hanno eseguito 4 ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di altrettanti soggetti ritenuti appartenenti alla famiglia mafiosa di San Giuseppe Jato, emesse il 20 novembre scorso dal Tribunale di Palermo – Sezione G.I.P. su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia palermitana (Procuratore Aggiunto dr. Antonio INGROIA e dr. Francesco DEL BENE e Roberta BUZZOLANI).

L’attività investigativa, durata oltre 2 anni, rappresenta una prosecuzione dell’attività investigativa che ha consentito ai Carabinieri del Comando Provinciale di Palermo di eseguire prima “Perseo” e, subito dopo, “Chartago” e si caratterizza per l’ambiente operativo particolarmente ostico alla penetrazione da parte delle Forze di Polizia.

ARRESTO DI GENOVESE GIOVANNI E LE DINAMICHE INTERNE ALLA FAMIGLIA MAFIOSA DI SAN GIUSEPPE JATO

Essa ha permesso di ricostruire le dinamiche mafiose conseguenti all’arresto di GENOVESE Giovanni, capo mandamento di San Giuseppe Jato e reggente dell’omonima famiglia mafiosa, con particolare riferimento agli equilibri di potere interni e alle conseguenze sulle attività criminali riconducibili al sodalizio tra cui spiccano le estorsioni.

La cattura inaspettata di quest’ultimo creò un temporaneo vuoto nella famiglia di San Giuseppe Jato che BRUSCA Giuseppe, zio di BRUSCA Giovanni, da tempo desideroso di assumerne la direzione, cercò di sfruttare attraverso il peso criminale dei VASSALLO, pregiudicati del posto noti per la violenza che contraddistingueva ogni loro comportamento.

brusca giuseppe (bufalo)

In questo frangente BRUSCA Giuseppe (detto “il bufalo”), forte della radicata appartenenza a Cosa Nostra e dei legami di sangue con esponenti storici dell’ala corleonese, è riuscito a fare leva sul proprio carisma e sulla rete di complicità e alleanze che da sempre connotano l’agire della famiglia BRUSCA a San Giuseppe Jato e nei comuni limitrofi, per coalizzare sotto la propria guida diversi affiliati, tra i quali sono assurti ad un ruolo di primo piano nelle locali dinamiche mafiose i cosiddetti “birrichì”, identificati nei fratelli

vassallo giovanni battista

VASSALLO Giovanni Battista e Salvatore, nonché nel loro cugino

vassallo stefano

VASSALLO Stefano.

Per raggiungere le finalità così prefissate, BRUSCA Giuseppe si è avvalso anche del proprio genero

lo forte tommaso ()

LO FORTE Tommaso.

L’equilibrio così determinatosi, però, non lo ha preservato da dissidi interni, causati dalla bramosia dei VASSALLO di partecipare con maggior profitto alla gestione del potere nell’area di riferimento consistente nella divisione degli “utili” derivanti dalle estorsioni condotte in danno di commercianti e pastori locali.

Proprio i VASSALLO, verso la fine del 2006, tentarono di staccarsi da BRUSCA Giuseppe volendo proporsi ai sodali e alla locale popolazione come una valida alternativa a BRUSCA, avendo maturato un livello mafioso tale da meritare il massimo rispetto attraverso l’espressione di una capacità militare sufficiente a incutere il necessario timore.

Tale tentativo, anche per la cruenta azione intimidatoria posta in essere dai VASSALLO nei confronti di chiunque si opponesse alla propria azione, culminò data 10.06.2007 con l’omicidio di VASSALLO Salvatore, elemento indicato dagli stessi sodali come punto di riferimento del gruppo criminale in ascesa.

I VASSALLO, infatti, seppure inizialmente visti come un gruppo affidabile e ben strutturato dal punto di vista operativo, nel lungo periodo hanno dimostrato una crescente inaffidabilità , dovuta al loro carattere imprevedibile, poco rispettoso delle gerarchie interne al sodalizio mafioso e perciò particolarmente difficili da gestire, poiché causa di continui contrasti con le altre famiglie mafiose del mandamento.

In questo contesto mafioso si inquadrano diversi eventi delittuosi posti in essere su input di BRUSCA Giuseppe con la complicità iniziale dei VASSALLO.

Così saranno proprio i VASSALLO, su disposizione di BRUSCA Giuseppe e con la complicità del proprio genero LO FORTE Tommaso, a riscuotere il pizzo nell’intera valle dello Jato, con la libertà assoluta di porre in essere ogni tipo di ritorsione nei confronti di chi – per i motivi più disparati – non si fosse assoggettato alla logica mafiosa della corresponsione di quanto richiesto.

LE ESTORSIONI

Tra le condotte che sono emerse come ascrivibili alla famiglia mafiosa in argomento, invero, spiccano la tentata estorsione nei confronti del pastore TARTARONE BUSCEMI Francesco, quella consumata ai danni del commerciante LO CICERO Giovanni, nonché quella tentata ai danni del pastore LO VOI Angelo, che verrà successivamente ucciso proprio per non aver voluto cedere a tali pressioni.

Queste azioni, spesso condotte con particolare spregiudicatezza, hanno dato luogo anche a momenti di tensione all’interno della menzionata famiglia mafiosa.

Dalle conversazioni captate nel corso dell’attività investigativa in merito alla tentata estorsione ai danni del pastore TARTARONE BUSCEMI Francesco, infatti, si è appreso che BRUSCA Giuseppe e LO FORTE Tommaso affrontano animatamente l’argomento relativo alla tentata estorsione posta in essere da VASSALLO Giovanni Battista ai danni del predetto pastore. Â
In particolare i due si lamentavano del fatto che, essendo la richiesta estorsiva dei VASSALLO, troppo onerosa (8mila euro per consentirgli di pascolare i propri animali su un fondo agricolo di proprietà di una terza persona), la vittima aveva denunciato l’accaduto ai Carabinieri.

In un altro caso (estorsione al commerciante jatino LO CICERO Giovanni), la vittima chiede un incontro con BRUSCA Giuseppe affinchè interceda sui VASSALLO che gli avevano imposto una richiesta estorsiva eccessiva che aveva difficoltà a soddisfare, proponendo addirittura una dilazione “rateale” del pagamento.

L’atteggiamento avuto in questa circostanza da BRUSCA Giuseppe è sintomatico di un modo di pensare in perfetto stile mafioso: se da un lato garantisce la propria intercessione con i VASSALLO, dall’’altro non libera il commerciante dall’obbligo di versare la “messa a posto”. Infatti, a seguito dell’incontro, l’anziano capo famiglia impone a LO CICERO Giovanni di versargli una “congrua somma di danaro” per l’interessamento e per il disturbo arrecato all’organizzazione, ottenendo l’assenso della vittima, nel caso specifico accondiscendente alla nuova e meno esosa richiesta per timore di ritorsioni verso la sua persona e quella dei propri familiari.

L’OMICIDIO DI LO VOI ANGELO

Infine, chiare ed inequivocabili sono risultate le responsabilità in ordine all’omicidio del pastore LO VOI Angelo, posto in essere da VASSALLO Giovanni Battista, VASSALLO Salvatore e VASSALLO Stefano su disposizione del capo famiglia di San Giuseppe Jato BRUSCA Giuseppe.

In data 02.08.2006, alle ore 09:00 circa, in contrada Muffoletto, agro del Comune di San Cipirello, a poca distanza della cantina vinicola denominata “Calatrasi”, veniva rinvenuto il cadavere del pastore 36enne del posto LO VOI Angelo, attinto da diversi colpi di arma da fuoco.

Le risultanze investigative hanno permesso di raccogliere importanti elementi per sostenere che LO VOI Angelo sia stato ucciso dai fratelli VASSALLO Salvatore, VASSALLO Giovanni Battista e dal cugino di questi, VASSALLO Stefano, su input e con l’assenso di BRUSCA Giuseppe.

I tre “birrichì” infatti, per conto del capo famiglia BRUSCA Giuseppe, volevano costringere la vittima a cedere, a un 1/3 del reale valore di mercato un fondo agricolo sito in contrada Muffoletto di San Cipirello, luogo dove peraltro è avvenuto l’omicidio.

A tale richiesta, LO VOI Angelo aveva opposto un deciso diniego, venendo così in contrasto con i suoi interlocutori e con l’anziano boss.

La situazione, anche in considerazione della personalità per nulla remissiva delle parti attrici, è degenerata ulteriormente fino a culminare in un violento alterco, verificatosi la sera dell’1.8.2006 nella campagna di LO VOI Angelo, tra la vittima ed i citati VASSALLO. Al termine di questa ulteriore “pressione”, nel corso della quale i “birrichì” avevano proferito inequivocabili minacce di morte nei confronti del LO VOI, quest’ultimo si era mostrato seriamente preoccupato per l’accaduto, tanto da chiedere l’immediato intervento sul posto del cugino LO VOI Salvatore, anche al fine di tutelare la propria incolumità lungo il tragitto che lo avrebbe ricondotto dalla campagna di proprietà alla sua abitazione in San Cipirello.

Preoccupato per il possibile evolversi degli eventi, LO VOI Angelo aveva deciso di recarsi quella stessa sera presso l’abitazione di BRUSCA Giuseppe, con il duplice scopo di chiedere spiegazioni circa la visita ricevuta dai VASSALLO per suo conto e di trovare una soluzione concorde alla delicata situazione. Nel corso dell’incontro, LO VOI Angelo aveva ritenuto di aver ottenuto le richieste assicurazioni, a seguito delle quali si era tranquillizzato.

Ma anche in quest’occasione, la funzione di “paciere” millantata con il pastore dal “bufalo” si è rivelata una mera azione “di facciata”, non avendo BRUSCA Giuseppe alcun interesse a cambiare il quadro di riferimento. Infatti, alle ore 07.00 di mercoledì 2 agosto 2006, LO VOI Angelo giunto a bordo del proprio motocarro presso l’ovile di contrada Muffoletto, si fermò davanti al primo cancello della proprietà , scendendo dal veicolo e lasciando lo sportello sinistro aperto ed il motore acceso per poter aprire il lucchetto della catena.

In quel frangente, sono comparsi i VASSALLO i quali, avendo già studiato le abitudini del pastore, si erano già ivi portati attendendone l’arrivo.

Il nuovo incontro tra il LO VOI ed i VASSALLO, pianificato probabilmente da questi ultimi per impartire al malcapitato una lezione tesa a punire la sua reazione della sera precedente e per indurlo a cedere alle loro richieste, sarebbe tuttavia nuovamente degenerato, culminando nell’esplosione di almeno un colpo d’arma da fuoco da parte dei VASSALLO.

Il pastore, spaventato, cercò una disperata fuga nelle campagne nel corso della quale cadde ripetutamente (come rilevato in sede di esame autoptico attraverso le numerose escoriazioni alle braccia e alle gambe), mentre veniva braccato dai VASSALLO che riuscirono a colpirlo con due colpi alle spalle e, dopo che la vittima era ormai a terra, esplosero il colpo di grazia alla tempia. Lo VOI fu rinvenuto circa 150 metri dal citato cancello.

LE DICHIARAZIONI DI PULIZZI GASPARE

Oltre a quanto acclarato, meritano particolare attenzione le dichiarazioni rese in data 19.01.2008 dal dichiarante PULIZZI Gaspare circa i problemi rappresentati da GENOVESE Giovanni ad altri esponenti mafiosi palermitani in relazione alla cosiddetta “questione VASSALLO” (riferito ai fratelli VASSALLO Giovanni Battista e Salvatore, nonché al loro cugino VASSALLO Stefano).

I VASSALLO, infatti, si erano resi responsabili di avere posto in essere per conto proprio alcuni atti estorsivi, senza la necessaria autorizzazione da parte della famiglia mafiosa reggente il mandamento di San Giuseppe Jato. Per tale motivo, proprio su richiesta di GENOVESE Giovanni, sarà decretata dai LO PICCOLO (Salvatore e Sandro) l’uccisione di almeno uno dei VASSALLO, nonché dell’anziano boss BRUSCA Giuseppe, inteso “u bufalo”, a capo della famiglia mafiosa cui i VASSALLO erano all’epoca affiliati.    Â

MONREALE (PA) 24 NOVEMBRE 2009

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