Tv a pagamento: un ristoratore vince contro il colosso Sky
Data pubblicazione Scritto da Leandro Salvia Visite: 1158
LEANDRO SALVIA
SAN CIPIRELLO. Eccessiva la clausola penale imposta da Sky, il titolare di un ristorante di San Cipirello vince contro la multinazionale televisiva di Rupert Murdoch.
Nei giorni scorsi, infatti, il Tribunale di Palermo, nella sezione distaccata di Monreale, ha dato ragione ad un consumatore accusato da Sky Italia di aver utilizzato la scheda residenziale nel suo locale. I fatti risalgono al 16 ottobre del 2005, quando in un ristorante alla periferia di San Cipirello arriva un ispettore della tv a pagamento. Nove giorni dopo al possessore della smart card viene contestata la violazione degli obblighi contrattuali per aver tenuto accesso il televisore del suo locale durante un incontro di calcio trasmesso su Sky (ma il ristoratore ha sempre negato ndr). Secondo l'articolo 5 dei contratti relativi agli abbonamenti residenziali, infatti, all'abbonato «non è consentito diffondere né a fini commerciali né a scopo di lucro i programmi decodificati in ambienti e locali pubblici e comunque in luoghi diversi dall'ambito familiare e domestico».
«Qualunque violazione - recita il contratto - dà diritto a Sky di richiedere all'abbonato il pagamento di una penale di 6.960 euro». Ed è proprio questa la clausola che è stata ritenuta «abusiva» e «vessatoria» dal Giudice Ordinario, Letizia Bruno. Perché, come si legge nella sentenza, «impone il pagamento di una somma pari a 300 volte l'importo mensile dell'abbonamento». Per un normale contratto residenziale il consumatore pagava, infatti, 22 euro al mese. Quello «business», riservato ai locali, può costare fino a 5 mila euro. In ogni caso per il Tribunale di Palermo vi è comunque uno «squilibrio tra le parti». E poco importa se il contratto era stato sottoscritto dal cliente.
Prevale dunque la tesi sostenuta dall'avvocato Francesco Miceli, che assiste il titolare del ristorante. «Questa vicenda - spiega il legale - costituisce un ottimo precedente nell'interesse di tutti i consumatori. Il mio cliente, infatti, era stato citato in giudizio innanzi al Tribunale di Milano». Con evidenti e scoraggianti costi per un normale cittadino. «Siamo così riusciti ad ottenere - racconta Miceli - l'incompetenza territoriale e nel contempo abbiamo citato la società Sky Italia per clausola vessatoria». Il Tribunale di Palermo gli ha dato ragione e ha condannato l'emittente satellitare al pagamento di 2 mila e 699 euro in favore del cliente. Sky potrebbe appellarsi. A quel punto, però, potrebbe intervenire con una class action la Lega dei consumatori. (LEAS)
Gds del 13 feb 2010