Valle Jato

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Dopo i danni chiesto lo stato di calamitÃ

LEANDRO SALVIA
abitazioni_via_canepaSAN GIUSEPPE JATO. Dopo la pioggia e la grandine comincia la conta dei danni nei Comuni della Valle dello Jato. I sindaci di San Giuseppe Jato e San Cipirello hanno chiesto al presidente della Regione siciliana il riconoscimento dello stato di calamità naturale. Uliveti danneggiati, così come serre e agrumeti. La grandine, caduta giù in piena vendemmia, non ha risparmiato neanche in vigneti.

"I danni più gravi sono stati per il settore agricolo - fa notare il sindaco jatino Giuseppe Siviglia -, aggravando ancor di più la crisi in atto". Ma il temporale scoppiato mercoledì intorno alle ore 11 ha lasciato in segno anche nei centri abitati. A San Giuseppe Jato l'acqua, spinta dal forte vento, ha allagato abitazioni private ed edifici pubblici: Alla ludoteca è crollato un muro di cinta.

I volontari "Squadra comunale antincendio" hanno lavorata fino a tarda sera in contrada Traversa, dove un paio di famiglie erano rimaste isolate a causa degli smottamenti. Stesse scene a anche a San Cipirello dove il sindaco Tonino Giammalva ha mobilitato vigili urbani e protezione civile. "In poche ore, grazie alla collaborazione delle imprese locali, abbiamo fatto ripulire le caditoie e i tombini", racconta il primo cittadino sancipirellese, che adesso intende addebitare i costi all'Ato rifiuti.

Disagi anche per l'approvvigionamento idrico. I segni della grandine, dal peso record di circa 350 grammi, sono visibili sulle carrozzerie e sui vetri infranti di centinaia di auto. "Tenteremo di far rimborsare anche questi danni", annuncia il sindaco Giammalva. Di parere diverso è il collega jatino Siviglia: "In atto non ci sono le condizioni per chiedere simili risarcimenti. Per cui è inutile creare aspettative". (*leas*)

Fonte Giornale di Sicilia del 19 settembre

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