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La Provincia di Palermo si scusa con i Litfiba

Il presidente dell'amministrazione, Giovanni Avanti (Udc), in una nota chiede scusa alla band toscana. I Litfiba, durante uno dei concerti in Sicilia, avevano ironizzato sulla P3, su Berlusconi e su Dell'Utri. Per questo avevano scatenato l'ira dell'assessore provinciale alla Cultura e alle politiche giovanili Eusebio Dalì (Pdl) che aveva chiesto ai sindaci dell'Isola di non invitare più la rockband. Miccichè replica ad Avanti: "Piuttosto si scusi con Dalì"

Il presidente della Provincia di Palermo, Giovanni Avanti (Udc), chiede scusa ai Litfiba, due settimane dopo che il suo assessore alla Cultura e alle politiche giovanili, Eusebio Dalì (Pdl area Micciché) aveva attaccato frontalmente la band toscana. Motivo dell'invettiva di Dalì le dichiarazioni di Piero Pelù che, il 13 agosto, dal palco di Campofelice di Roccella (Palermo), aveva ironizzato sulla P3 e dato del "Papi" a Berlusconi poi di Marcello Dell'Utri aveva detto: "Ha rotto i c....". Di qui la reazione di Dalì che si è appellato ai sindaci della Sicilia invitandoli "a non ospitare più artisti che hanno come unico scopo il pontificare, predicare e fare lotta politica".


Ma adesso il capo della sua giunta lo gela così: "Da semplice cittadino ancor prima che da presidente della Provincia di Palermo mi è sempre stato caro il principio espresso da Voltaire: "Non condivido le tue idee ma mi batterò sino alla morte affinché tu possa esprimerle"", scrive Avanti in una nota.
"Ritengo doveroso - aggiunge - a distanza di giorni, sottolineare ciò per ribadire che l'amministrazione che rappresento crede fortemente nel diritto di espressione e di critica anche quando esso è espresso con un linguaggio che può sembrare eccessivo. La censura è sempre stata e sempre lo sarà nemica della libertà , la libertà d'opinione linfa vitale della convivenza civile. Per questo sono io a chiedere scusa ai Litifiba, senza entrare nel merito delle loro dichiarazioni, in difesa di un principio di tutela del pensiero. Credo che ciò possa anche soddisfare le tante sensibilità che si sono sentite toccate dalla reazione di Dalì e che hanno rappresentato il loro disagio per via epistolare o telematica".

Infine, "sarebbe auspicabile che il confronto di idee avvenisse in un giusto contesto e ad armi pari, secondo regole civili, con gli interlocutori presenti. Un confronto di idee che non può essere generato da una facile battuta ad effetto lanciata da un palco per catturare l'applauso. Ma non per questo giustifico chi reagisce auspicando l'ostracismo".

Non si è fatta attendere la replica di Gianfranco Micciché che storicamente è un fedelissimo di Marcello Dell'Utri e tra i suoi accoliti annovera proprio Dalì. "Sono io che chiedo scusa. Chiedo scusa alla gente, per un presidente della Provincia che anziché sostenere il coraggio di un suo assessore, o quanto meno starsene zitto e accettare che qualche volta sui giornali possa finirci qualcuno che non sia lui, chiede le scuse a chi ha volgarmente offeso i siciliani, l'onorabilità della compagine politica che più di ogni altra gli ha consentito di sedere su quella poltrona, ma anche la sacralità della Chiesa cattolica e del suo capo supremo, che egli, in quanto sedicente cattolico fervente, dovrebbe difendere con i denti". Micciché aggiunge: "Se Avanti è proprio animato dal sentimento delle scuse, sia più coerente con se stesso: le chieda ad Eusebio Dalì, chieda scusa alla nostra componente politica, massacrata da quel palco, e chieda scusa al mondo cattolico, di cui ha sempre affermato di far parte attivamente".

fonte La Repubblica ediz. Palermo 27 agosto 2010

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