Sulle Orme del Copia/Incolla

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Re: Sulle Orme del Copia/Incolla

Nuovo messaggiodi Jury » 19/11/2009, 9:52

Oggi è un buon giorno per la giustizia e per gli uomini onesti, è un grande giorno per i parenti delle vittime del terrorismo, ecco un articolo da tgcom.it:

Brasile, "Battisti è estradabile"

Il Tribunale Federale Supremo del Brasile ha dato il "via libera" (per cinque voti a quattro) all'estradizione verso l'Italia dell'ex terrorista Cesare Battisti, condannato in Italia a quattro ergastoli e attualmente in sciopero della fame. L'ultima parola sull'estradizione spetterà al presidente brasiliano, Luiz Inacio Lula.
Il Tribunale supremo federale brasiliano ha votato, con 5 voti favorevoli e quattro contrari, in favore dell'estradizione in Italia dell'ex terrorista dei Pac, Cesare Battisti, condannato in contumacia in Italia all'ergastolo per quattro diversi omicidi. I giudici hanno stabilito che i reati per cui Battisti è stato condannato non sono di natura politica e che quindi non sia legittima la concessione dello status di rifugiato politico che lo scorso gennaio il ministro della giustizia Tarso Genro assicurò a Battisti.
Determinante, il voto favorevole del Presidente del Tribunale, Gilmar Mendes. "Ho votato in favore dell'estradizione. Nessuno può attribuire a questi crimini di sangue commessi in forma premeditata il medesimo carattere di un reato politico", ha dichiarato Mendes, prima di sospendere la sessione per un breve intervallo.
La decisione del tribunale non comporta automaticamente l'estradizione di Battisti in Italia. Dopo l'intervallo, i giudici decideranno se l'ultima parola in merito alla concessione dello status di rifugiato politico spetti al potere giudiziario (e quindi al Tribunale supremo federale) oppure al potere esecutivo, quindi al Presidente Luiz Inacio Lula da Silva.
Frattini entusiasta, la Camera applaude la notizia
Entusiastica la reazione del ministro degli Esteri Franco Frattini, che ha espresso "grande soddisfazione" dopo la decisione su Battisti. "Il mio pensiero - ha detto Frattini - va ai familiari delle vittime di Battisti, che hanno finalmente visto riconosciuto il loro fondato diritto ad avere giustizia". L'annuncio è stato dato nell'aula della Camera dal deputato del Pdl Masimo Corsaro, e ad accogliere la notizia è stato un lungo applauso bipartisan.

Alfano: "E' un assassino, merita il carcere"
Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, è soddisfatto. "Questa prima decisione - commenta - è il coronamento di un lavoro di anni e l'affermazione di un principio importante: Battisti è un assassino e non un detenuto politico. Battisti merita di essere recluso nelle prigioni italiane così come accade ai condannati italiani".
Olga D'Antona: "Una vittoria per l'Italia"
"Una vittoria per l'Italia e per il sistema giustizia tutto", commenta la deputata Pd Olga D'Antona, aggiungendo che "quando il governo, seguito dalla forza dei cittadini e del Parlamento, mette in atto tutto il suo potere, tutta la sua forza, tutto il suo impegno, riesce a ottenere giustizia". La D'Antona spera che per il caso di Marina Petrella sia profuso lo stesso impegno e giudica "inaccettabile" che un Paese Ue come la Francia neghi l'estradizione per motivi umanitari, in quanto "l'Italia rispetta i diritti civili, anche se il caso Cucchi non aiuta" (a tale riguardo, aggiunge, occorre che venga compiuto ogni passo per chiarire l'episodio).


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Re: Sulle Orme del Copia/Incolla

Nuovo messaggiodi Jury » 24/11/2009, 13:07

Spunti per una riflessione su tante argomentazioni a partire dall'eutanasia, ecco un articolo da tgcom.it:

Coma per 23 anni, "sentivo tutto"
Belgio, "urlavo ma non mi sentivano"
E' stato considerato in coma per ventitre anni, ma in realtà era vigile. E' l'incredibile storia del belga Ron Houben, rimasto paralizzato in un incidente stradale quando aveva 23 anni, non riusciva a dire che capiva ogni cosa di di ciò che gli accadeva attorno. "Sognavo di alzarmi", ha raccontato Houben, oggi 46enne e che secondo i medici era in un persistente stato vegetativo. "Urlavo ma non riuscivo a sentire la mia voce".
Come da prassi, dopo l'incidente, i medici di Zolder, in Belgio, utilizzarono i test in uso nella comunità scinetifica prima di concludere che la sua coscienza era "estinta". Un verdetto che non lasciava scampo né speranza. Invece la svolta arriva tre anni fa, grazie a nuovi scanner ultra-sofisticati che hanno dimostrato come il suo cervello ancora funzionasse. Houben, la cui inquietante vicenda è stata raccontata dalla stampa britannica, ha descritto quel momento come la sua "seconda nascita".

Il suo caso è venuto alla luce quando il neurologo che lo ha "salvato", Steven Laureys, l'ha raccontato in un articolo di una rivista scientifica. "Per tutto quel tempo ho letteralmente sognato una vita migliore.'Frustrazione è un termine troppo limitativo per descrivere quel che sentivo". Secondo Laureys, potrebbero esserci altri casi simili nel mondo; e la vicenda e' destinata a risollevare il dibattito sul diritto a morire di chi è in coma. Sotto "accusa" per così dire, è la scala di Glascow, la stessa utilizzata internazionalmente, che valuta vista, parola e risposte motorie.

Ma solo quando il caso fu riesaminato dai medici dell'Universita' di Liegi si scoprì che l'uomo aveva perso il controllo del corpo, ma era ancora perfettamente consapevole di quel che accadesse. Houben probabilmente non potra' mai lasciare l'ospedale, ma adesso ha un computer sopra il letto che gli consente di leggere i libri mentre rimane sdraiato. "Voglio leggere, dialogare con i miei amici, godermi la vita ora che la gente sa che non sono morto".

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Re: Sulle Orme del Copia/Incolla

Nuovo messaggiodi rabdom » 27/12/2009, 13:39

Ecco qualcosa che non fa male conoscere!
L'articolo è tratto da "Siciliainformazioni.com"


Inchiesta/1. La Procura di Palermo a caccia degli intoccabili
La mafia dei "colletti bianchi" ha le ore contate?
di Ignazio Panzica
22 dicembre 2009 11:44

La notizia è tenuta celata quanto e più dei lingotti d’oro di Stato a Fort Knox. La Procura di Palermo - supportata, in parte, parrebbe, anche da quella di Milano - starebbe per mettere le mani sulla “mafia palermitana dei colletti bianchi”. Quelli che negli ultimi 16 anni – dopo l’arresto di Totò Riina nel 1993 - sono diventati potenti, e ricchissimi. I riciclatori, insomma. Inchieste avviate, pare, alle ultime settimane di lavoro che abbatterebbero fortune di centinaia di milioni di euro di beni e patrimoni esposti al sole.
Nomi eclatanti. Quegli stessi che da tempo hanno sottratto “la titolarità della gestione strategica” delle attività mafiose, in Sicilia, ai vari Riina e Graviano, continuandole senza mai doversi pubblicamente “sporcare le mani”. Gli è andata tanto bene sin’ora che si sono convinti, nel volgere dell’ultimo decennio, di essere divenuti degli intoccabili. Quelli che per 16 anni hanno avuto l’occasione, e la disponibilità, di poter influenzare la vita della società siciliana, i suoi flussi di sviluppo, talune sue scelte politiche, il tono della sua condizione economica. Come si direbbe usando un linguaggio sociologico: “quelli che si sono sentiti arrivati, perché sono riusciti a farsi Stato”.
La “direzione strategica” di questa “nuova mafia” nel suo “nocciolo duro di comando”, non è composta da aspiranti killer o provetti “estortori del pizzo”; da giovanottoni alla Nicchi per capirci. Ma da poco meno di una decina di leaders: commercialisti affermati, imprenditori salottieri, avvocati attaccati allo scoglio del Tribunale di Palermo, esponenti della pubblica amministrazione; tutti, possibilmente, con la tessera “Alitalia frecce alate” in tasca e fedina penale immacolata. Gente che ha quale comune denominatore tre caratteristiche precise: una laurea, un ruolo professionale di pubblica visibilità, magari apprezzato, una condizione sociale “prestigiosa ed insospettabile” o circa quasi.
Sarebbero gli eredi, diretti o indiretti, del famoso e complesso, “sistema Vito Ciancimino” che ha accompagnato, ed a volte deviato, la società palermitana, e la sua borghesia, negli ultimi 40 anni.
Vi starete chiedendo se vi siano nuovi pentiti che orientano le indagini della magistratura? Niente nuovi pentiti. Niente dichiarazioni del tipo “quello mi disse che gli avevano detto” oppure “mi ricordo che forse”, a cui da decenni siamo stati abituati. Niente di tutto questo. Stiamo parlando di attività investigative che si sono avvalse dell’oggettivo aiuto di una nutrita pattuglia di mafiosi doc, o erroneamente reputati tali, che parlando con i magistrati da testimoni in diversi procedimenti giudiziari hanno indicato fatti e circostanze precise, reticoli societari, interessi espliciti sin’ora mai considerati. Così sono comparsi riscontri puntuali, talvolta documentali, giungendo spesso a consolidare prove inoppugnabili. Stiamo parlando di un “colpo di fortuna” degli investigatori che si sono ritrovati in mano “imprevedibili” esiti di intercettazioni ambientali che, oltre a confermare relazioni dirette tra mondi che non dovrebbero aver alcun rapporto, esplicitamente parlano da sole.
Stiamo parlando della “madre di tutte le attività mafiose”: il riciclaggio. Della sua capacità di egemonizzare indirettamente, per le stesse micidiali dimensioni finanziarie del fenomeno, l’intera società siciliana. Quantomeno, una parte significativa del suo comparto economico. Creando un contesto anti-sviluppo, sulla base del teorema noto, e concreto, che la cattiva moneta, benché non puzzi, scaccia però la buona moneta e la buona economia; e poi anche la buona politica.
Ma che è successo ? Cosa ha provocato questo terremoto nell’universo mafioso siciliano?
Spieghiamo il contesto. Intanto, la "mafia tradizionale" e le relative propaggini territoriali, di borgata o dei paesini dell’interno, come anche la “zona grigia economica di contorno”- egemonizzata dai “corleonesi di Riina” (tra gli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90) - in questo ultimo decennio è stata messa al tappeto dalle indagini delle varie forze di polizia. Ma in questa azione di repressione, gli schiaffoni sono arrivati sempre e solo a loro. Mai, ai loro interlocutori e complici, professionisti o politici. Anzi, hanno assistito alla crescita di un “nuovo potere mafioso” nell’edilizia e nel commercio, nelle nuove attività economiche riconducibili all’energia ed ai servizi a rete primari (anzitutto i rifiuti), ma anche nella pubblica amministrazione. La tradizionale base mafiosa si è vista ricacciare nel ghetto dello spaccio di droga o delle estorsioni ai commercianti. E neanche di tutti, perché una zona del commercio palermitano è nelle mani dei “riciclatori”, e pertanto i loro “fiduciari”sono “soggetti esenti dal pizzo all’origine”.
“Questi nuovi mafiosi”, cresciuti coevamente alla svolta epocale della cosiddetta “seconda Repubblica”, oltre a rubare ai cittadini ed allo Stato, pretendono pure di gestire in esclusiva i proventi delle attività illecite. Quando scattano i blitz antimafia della magistratura, sono però sempre i soliti “tasci” ad andare in carcere, possibilmente al 41 bis; a subire un trattamento durissimo e magari il sequestro dei loro beni di media portata, finendo con tanto di foto segnaletica sulle pagine di cronaca nera, senza alcun riguardo. Mentre i “nuovi mafiosi”, straricchi, compaiono per lo più sui giornali patinati, immortalati a concionare come si deve vivere in modo glamour, in ville hollywoodiane o su natanti da urlo.
È stato Bernardo Provenzano l’uomo che da gennaio 1993 (dall’arresto di Riina) ad aprile del 2006 (data del suo arresto) ha permesso, e curato, “il travaso” di questi nuovi equilibri di potere da una “tradizionale genìa mafiosa” ad “un'altra di nuova”. Provenzano è stato “l’ingegnere” che ha creato gli “interfaccia” di flusso economico e criminale tra i due mondi. Quello “che opera normalmente clandestino”, e quello che “indossa giacca e cravatta”; curando che il primo finanziasse e servisse al secondo, senza però doverlo compromettere mai.
Così, anche i gradi intermedi delle strutture mafiose, in questi 16 anni, hanno subito un avvicendamento epocale. Per fare carriera mafiosa non erano più pregiudiziali i rapporti di “consaguineità familiare” o il coraggio materiale. Si sono, così, “inventati” centinaia, migliaia di provoloni senza arte ne parte dalla mattina alla sera, trasformati in commercianti, imprenditori, professionisti, di “successo”; con tanto di Suv o mercedes, villa con piscina, studio professionale rinomato, talvolta anche con fulminante carriera pubblica, di dirigente pubblico.
Michele Greco era riuscito a fare accettare i “picciotti”, borgatari e paesani delle “famiglie”, dentro i salotti borghesi, e persino dentro la massoneria ufficiale. Da tanti anni dentro il GOI (Grande oriente d’Italia) il potere economico e mafioso non c’è più; la massoneria ufficiale non conta più nulla. Oggi c’è una “nuova massoneria segreta”, cresciuta negli ultimi 16 anni, articolata in “logge coperte”, organica solo al potere dei nuovi “colletti bianchi” che vogliono comandare sulla società siciliana.
Così, gli esponenti della "mafia tradizionale" sono avviliti e ristretti al 41 bis e, talvolta, da problemi economici nella gestione delle famiglie “fuori”. Mentre, i presunti alleati imprenditoriali, professionali e politici, scialacquano “a tinchitè”, o addirittura si crogiolano sui giornali ad impartire pubbliche lezioni di morale antimafiosa. Leonardo Sciascia faceva dire al padrino mafioso del suo “Giorno della civetta”: “si può dormire la notte, quando un uomo è stato così grandemente offeso ed umiliato”.
È quello che devono aver pensato e provato gli esponenti della mafia tradizionale. Non è escluso che il massiccio arrivo a Palermo di poco meno di un migliaio degli “sconfitti ex scappati” (legati alle famiglie italoamericane Inzerillo e Gambino) della guerra di mafia degli anni ’80, possa aver avuto un ruolo di “moral suasion” nello stimolare questa rivolta della vecchia mafia contro “la nuova dai colletti bianchi”. Che, attenzione, è sempre esistita, ma canonicamente godeva di una certa marginalità e sempre dai vecchi boss, prima o poi, doveva “passare”. Oggi, invece, “i colletti bianchi” sono diventati, autonomamente in proprio, “il potere mafioso degli anni 2000”.
Intanto, gli ex scappati - tornati dagli USA - comprano esercizi commerciali a rotta di collo. Aprono imprese edili e finanziarie. Così, “sistemano amici carissimi” con un posto di lavoro, salvano economicamente questa o quest’altra “famiglia”, togliendoli dalla illegalità criminale militante, quella che porta dritto, prima o poi, in carcere ed alla rovina. Stanno occupando, fisicamente, ma pacificamente, il territorio palermitano. Zona per zona, in borgata o al centro città. Aprendosi la strada non con le armi da fuoco, ma a colpi di dollari e di euro. Operando, legalmente, come fanno i cinesi: se qualcuno gli vuole resistere, non vuol vendere, loro alzano l’offerta economica; a patto che ti togli dai piedi. Stante la crisi economica montante, anche i più duri si fanno quattro conti, incassano e spariscono: a vita privata, in pensione, o vanno via da Palermo.
Ha scritto Attilio Bolzoni su “la Repubblica” del 7 Dicembre scorso: “Raccontano a Palermo che ci sono sei o sette personaggi, tutti liberi, che sono quelli che oggi comandano. Alti burocrati della Regione legati ai boss della Cupola in carcere, commercialisti famosi, ex uomini politici di medio livello e di una certa notorietà che hanno sempre avuto agganci con la mafia che spara, un avvocato, un paio di ingegneri che sono i ras degli appalti pubblici. Tutti loro sono in contatto - almeno dal 1992 - con uomini dei «servizi», trafficanti internazionali, banchieri, maestri della massoneria segreta. I nomi di questi personaggi a Palermo vengono appena sussurrati. Fanno paura come una volta faceva paura Totò Riina. Poi ci sono quelli di confine, quelli che stanno su una pericolosa linea grigia. Misteriosi uomini che si aggirano oggi per i palazzi del potere siciliano”.
Si racconta pure di un altro dirigente pubblico regionale, originario di un paesino della provincia, sinora mai chiacchierato pubblicamente, che addirittura sei anni fa sarebbe stato legato per larghe vie al vecchio clan dei Cuntrera, fornendogli "paesanotti" come corrieri della droga.
I Cuntrera sono quelli del grande traffico internazionale di cocaina dal Sudamerica, che “si sono tanto sacrificati” per supportare l’ascesa internazionale dei Caruano. L’unica “famiglia” siciliana ancorata stabilmente nello star system del potere mafioso ed economico internazionale. Ma si racconta anche di una pattuglia di giovani imprenditori rampanti, che punterebbero in rappresentanza di talune famiglie mafiose dei paesini dell’hinterland palermitano a mettere le mani sull’intero mercato edilizio privato della città, subentrando al vecchio “sistema Ciancimino”.
Si spiegherebbe, perciò, perché Massimo Ciancimino non tace neanche su quel “vecchio sistema di potere” che pur sempre porta tradizionalmente il suo cognome di riferimento. Anzi, diventa comprensibile, come mai stia dando una mano ad affondarlo, con la sua volontaria e “non contrattata collaborazione” con i magistrati. Massimo si è rotto le scatole di dover passare per “Ciancimino cattivo”, mentre “questi altri” gli fanno la morale o lo linciano nei salotti o nei “circoli bene” della città. Con la solidarietà di troppi borghesi, che sono rimasti, o diventati, tali e stimati, solo dopo essersi arruffianati, per anni ed anni, Vito Ciancimino. Tutti sciocchi ed ipocriti che non si sono resi conto di sfidare così la lucida e “documentatissima” memoria di Massimo.
E pare che questa pattuglia di “rampanti imprenditori quarantenni” che - talvolta straparlano persino di antimafia e di legalità senza mai avere denunciato una sola possibile estorsione ai loro danni come, purtroppo, è normale accada a Palermo – da cinque anni si è organizzata per “sequestrare” il settore immobiliare a Palermo. La Procura ha già aperto due o tre inchieste su questi “superfurbi”, destinate, prima o poi, a convergere tra loro. L’ipotesi di reato di partenza è, ovviamente, quella del “riciclaggio di capitali provenienti da attività illecite”.
Il percorso giudiziario segue parallelamente l’altro “filone originario” dell’indagine sul riciclaggio che nel 2005 aveva messo sotto accusa la coppia imprenditoriale – con un passato pure ai vertici palermitani e siciliani di Confindustria - “Fabio Cascio Ingurgio e Giuseppe Costanzo”. Una inchiesta, poi, archiviata nell’ottobre del 2008, ma che non ha chiuso né il filone, né l’esigenza di approfondirne le condizioni del contesto, anche in seno alla stessa Confindustria siciliana. Spiegano gli inquirenti che costoro hanno ripreso il tentativo di costituire un “cartello societario monopolista”dei lavori edili e delle costruzioni, spazzando via ogni possibile concorrente sul mercato palermitano; persino, ora manovrando i “picciotti del pizzo”, ora strumentalizzando l’antimafia. Ma hanno strafatto. Non hanno capito che l’unica garanzia a tutela del loro “anonimato criminale” era l’omertà figlia dell’esistenza di un sistema mafioso e paramafioso a guida autoctona e sapientemente centralizzato. Cosa che non è più. Perché?
Ormai il sistema mafioso tradizionale a Palermo è squinternato, a pezzi, umiliato e senza una guida. Soprattutto in rivolta contro “i colletti bianchi”. O più semplicemente, negli ultimi dieci anni il conteso socio-economico che aveva a vario titolo omertosamente “coperto” l’incedere mafioso dei “colletti bianchi” è cambiato. Con naturalezza abbiamo assistito all’arrivo del terzo millennio, pure in Sicilia. Siamo di fronte a tanta gente che di questo contesto omertoso di supporto non vuole né far parte, né più recitare il ruolo, da copione predeterminato, di quelli che debbono impersonare i cattivi, e debbono necessariamente vivere come tali.
Seguendo una logica implacabile, Massimo Ciancimino, a nome suo e, involontariamente, di tanti altri in via di dissociazione civile, ripete ai suoi interlocutori: “L’unica cosa che mi ha trasmesso mio padre è la correttezza”.
Come dire: vivi e lascia vivere. Altrimenti, fargliela pagare.
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Re: Sulle Orme del Copia/Incolla

Nuovo messaggiodi cesare » 02/01/2010, 13:11

da "Siciliainformazioni.com"

Commerciante si ribella al pizzo e fa arrestare i suoi estortori
ieri, 01 gennaio 2010 15:36

Su richiesta del gip di Palermo Pasqua Seminara, la squadra mobile del capoluogo siciliano ha arrestato Michele Marino, 41 anni, Renato Sacco, 32 anni, Vincenzo Vella, 34 anni e Antonio Lo Nigro, 30 anni. Gli ultimi due, già detenuti per associazione mafiosa, erano in carcere e sono accusati, in concorso con Sacco, di estorsione aggravata nei confronti di un commerciante del quartiere Brancaccio. Determinante è stata la testimonianza del negoziante, che ha contribuito a rafforzare il quadro indiziario già ricostruito dagli investigatori che tenevano sotto controllo Vella, soprattutto in occasione delle sue "visite" presso alcuni esercenti di Brancaccio. La vittima ha confermato la natura degli incontri con Vella riconoscendolo come la persona incaricata della riscossione del pizzo per conto della famiglia mafiosa di Brancaccio. L'esercente ha inoltre ricostruito l'intera vicenda che, a partire dal 2004 lo ha visto costretto a consegnare regolarmente la "mensilità" ad Antonio Lo Nigro, fino al gennaio 2008, data di inizio della sua latitanza, e successivamente a Sacco, incaricato della riscossione fino al settembre 2008, quando, per volere di Lo Nigro, venne sostituito da Vella. Marino, già detenuto per partecipazione ad associazione mafiosa, è accusato di estorsione aggravata in concorso ai danni di un altro piccolo imprenditore di Brancaccio, che ha riconosciuto la foto del suo aguzzino pubblicata sui quotidiani e si così rivolto alle forze dell'ordine per denunciare chi lo aveva vessato già dal lontano 1982.
cesare
 

Re: Sulle Orme del Copia/Incolla

Nuovo messaggiodi Jury » 18/01/2010, 12:55

Questo è il Papa estremista ed intollerante?
quel Papa che l'Università La Sapipenza (?) non ha voluto ascoltare?
quello stesso Papa che è ormai bersaglio di tutti????

Articolo da tgcom....

Papa in sinagoga: "Seguo Wojtyla"
Roma, "Affetto per comunità ebraica"
Sono nella sinagoga di Roma seguendo il cammino tracciato da Giovanni Paolo II. E' quanto ha detto Benedetto XVI nel discorso che ha tenuto al tempio maggiore di Roma. "Con sentimenti di viva cordialità - ha detto Ratzinger - mi trovo in mezzo a voi per manifestarvi la stima e l'affetto che il Vescovo e la Chiesa di Roma, come pure l'intera Chiesa Cattolica, nutrono verso questa Comunità e le Comunità ebraiche sparse nel mondo".
La visita di Benedetto XVI alla Sinagoga di Roma intende dunque "confermare e rafforzare" il cammino di amicizia con gli ebrei già indicato da Wojtyla. Il Pontefice ha sottolineato l'importanza di "ritrovarci assieme a rendere più saldi i legami che ci uniscono e continuare a percorrere la strada della riconciliazione e della fraternità". "Venendo tra voi per la prima volta da cristiano e da Papa - ha detto -, il mio venerato Predecessore Giovanni Paolo II, quasi ventiquattro anni fa, intese offrire un deciso contributo al consolidamento dei buoni rapporti tra le nostre comunità, per superare ogni incomprensione e pregiudizio".
"Fraternità e amicizia con ebrei"
Il Concilio Vaticano - ha puntualizzato Ratzinger - rappresenta per i cattolici ''un punto fermo'', un ''cammino irrevocabile di dialogo, di fraternità e di amicizia'' verso gli ebrei. La "vicinanza e fraternità spirituali" tra ebrei e cattolici "trovano nella Sacra Bibbia il fondamento più solido e perenne", in base al quale "veniamo costantemente posti davanti alle nostre radici comuni, alla storia e al ricco patrimonio spirituale che condividiamo".
"Piaga antisemitismo sia sanata"
Benedetto XVI ha auspicato che le piaghe dell'antisemitismo e dell'antigiudaismo possano "essere sanate per sempre". Il Papa ha ricordato come la Chiesa non abbia mancato di deplorare le "mancanze dei suoi figli e sue figlie, chiedendo perdono per tutto ciò che ha potuto favorire in qualche modo le piaghe dell'antisemitismo e dell'antigiudaismo".
Shoah, "Vertice d'odio"
Il "dramma singolare e sconvolgente della Shoah" - ha affermato il Papa - rappresenta "il vertice di un cammino di odio che nasce quando l'uomo dimentica il suo Creatore e mette se stesso al centro dell'universo".
Deportazione ghetto, "Chiesa agì con discrezione"
Benedetto XVI ha ricordato inoltre la deportazione degli ebrei di Roma e "l'orrendo strazio" con cui vennero uccisi ad Auschwitz. In quell'occasione - ha detto il Pontefice - "la Sede Apostolica svolse un'azione di soccorso, spesso nascosta e discreta".
"Dieci comandamenti, codice etico per l'umanità"
I dieci comandamenti che provengono dalla ''Torah di Mose''' costituiscono non solo la base del dialogo e della speranza per gli ebrei e per i cristiani ma anche ''un grande codice etico per tutta l'umanita''', ha affermato papa Benedetto XVI durante il suo discorso in Sinagoga. I dieci comandamenti gettano luce - ha detto - sui temi del bene e del male, della difesa della vita umana e del creato.
Rabbino capo di Roma: "Visita ha rasserenato il clima"
Il risultato della visita del Papa in sinagoga è, secondo il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, "decisamente positivo, ma dovremo rifletterci ancora". "Penso che il Papa, nel suo intervento - ha commentato durante una conferenza stampa svoltasi subito dopo - abbia detto cose molto importanti e contribuito a rasserenare l'atmosfera".


W l'intolleranza di Papa Benedetto XVI

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Re: Sulle Orme del Copia/Incolla

Nuovo messaggiodi Jury » 22/01/2010, 16:42

I nuovi "ciolla"

Leggete da tgcom.it

Contro crocifisso,magistrato punito
Csm lo rimuove da ordine giudiziario

Luigi Tosti, il magistrato di Camerino, in provincia di Macerata, divenuto famoso per essersi rifiutato di tenere udienze nelle aula nelle quali è esposto il crocifisso, è stato rimosso dall'ordine giudiziario. La decisione è stata presa oggi dalla sezione disciplinare del Csm. Tosti era stato assolto un anno fa dalla Cassazione dopo una condanna in primo grado.



Il magistrato, diventato famoso come il "giudice anti- crocifisso", era già stato sospeso dalle funzioni e dallo stipendio dal 2006, ed adesso, dopo il provvedimento disciplinare, non potrà più vestire la toga.

In virtù di questa sa presa di posizione, il giudice si era astenuto dal trattare 15 udienze tra il maggio e il luglio del 2005 comunicandolo il giorno stesso o con pochissimo anticipo. Questo suo atteggiamento - rileva poi la Procura della Cassazione - era proseguito nonostante il presidente del tribunale gli avesse messo a disposizione un'aula priva di simboli religiosi.

Tosti aveva anche spiegato che finché il crocifisso non fosse stato rimosso avrebbe continuato con questo comportamento. Tutto ciò per la sezione disciplinare del Csm configurava il rifiuto di compiere atti connessi all'attività giudiziaria senza quindi adempiere ai propri doveri col risultato di ostacolare l'esercizio della giustizia. Nella sentenza si legge anche che il giudice si è "sottratto ingiustificatamente ed abitualmente dalle relative funzioni a lui conferite".

In sede penale Tosti era stato assolto per questa stessa vicenda dall'accusa di omissione di atti d'ufficio, ma solo perché il magistrato era stato sostituito e le udienze erano state regolarmente celebrate.

Luigi Tosti si è difeso da solo, senza avvocati o magistrati, davanti al Csm. Mentre il procedimento a suo carico era in corso, davanti a Palazzo dei Marescialli (sede del Csm) si è svolta una manifestazione di alcuni radicali a sostegno del magistrato.


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Re: Sulle Orme del Copia/Incolla

Nuovo messaggiodi cesare » 22/01/2010, 23:31

da "siciliaiinformazioni.com"

Ars. Approvato in Commissione il nuovo "Piano casa"
Regolamentate agevolazioni ed aumenti di cubatura 20-30%
Leggi anche gli altri articoli di Politica
di Ignazio Panzica
ieri, 21 gennaio 2010 13:21


E’ stato approvato in Commissione Territorio ed Ambiente la nuova edizione del “Piano Casa”regionale. Lo schema di legge è stato votato dai deputati del PDL Sicilia, dell’MPA e del PD. Hanno votato contro il rappresentante dell’UDC, Totò Cintola, assente l’intera rappresentanza del PDL lealista, compreso il Presidente della Commissione Fabio Mancuso. Il ruolo, di fatto, di relatore del testo definitivamente esitato è stato l’on. Davide Faraone del PD.
Cosa prevede l’articolato approvato ? Anzitutto, va rilevato che il “Piano” ha perso i connotati “ambigui” della concezione berlusconiana, che tante apprensioni aveva seminato tra ambientalisti ed urbanisti. Qualificandosi, invece, come un vero e proprio nuovo strumento urbanistico ed edilizio, di “riequilibrio del territorio” e di stimolo alla ripresa del comparto delle costruzioni e lavori edili. Infatti,dalle autorizzazioni agli incrementi di cubatura sono esclusi le aree: dei centri storici urbani, sottoposte a vincolo paesaggistico, quelle classificate come zone sismiche o ad alto rischio di dissesto idrogeologico; nonché i palazzi storici, ed i manufatti artistici, rientranti nella classificazione dei Beni culturali.
Il provvedimento riguarderà solo l’edilizia residenziale privata; quella commerciale, artigiana o manifatturiera, risulta esclusa. Gli aumenti di cubatura consentiti saranno: del 20% per villette e abitazioni a corpo basso; del 35% per case ed edifici carenti strutturalmente che si vorranno demolire e ricostruire. Chi sarà autorizzato ad accedere a quanto previsto da questa nuova legge,avrà diritto al dimezzamento degli oneri concessori. Gli aumenti di cubatura sono vincolati all’esecuzione di lavori per il risparmio energetico domestico, gli adeguamenti antisismici, la messa a norma dei servizi a rete casalinghi. I Comuni, dopo l’approvazione della legge, avranno 120 giorni per recepire, ed ulteriormente puntualizzare le norme regolamentari regionali. Altrimenti, è prevista l’automatica entrata in vigore delle norme regionali, senza bisogno di alcun altro intervento amministrativo o del governo regionale. Si prevede il dibattito e l’approvazione definitiva in aula della legge, entro due/tre settimana.
cesare
 

Re: Sulle Orme del Copia/Incolla

Nuovo messaggiodi Jury » 27/01/2010, 18:44

Due delle Guide religiose tra le più importanti al mondo (uno di sicuro lo è) affrontano lo stesso argomento, ma con punti di vista leggermente divergenti, leggete quanto riporta un articolo di tgcom.it:

Il Papa:
Benedetto XVI, al termine dell'udienza generale, ha voluto ricordare la celebrazione odierna del Giorno della Memoria parlando della "inaudita efferatezza della Germania nazista". Il Pontefice ha rievocato la liberazione del campo di Auschwitz e ha affermato: "Tale evento e le testimonianze dei sopravvissuti rivelarono al mondo l'orrore dei crimini di inaudita efferatezza, commessi nei campi di sterminio creati dalla Germania nazista". "Si celebra - ha proseguito il Papa - il Giorno della Memoria in ricordo di tutte le vittime di quei crimini, specialmente dell'annientamento pianificato degli ebrei, e in onore di quanti, a rischio della propria vita, hanno protetto i perseguitati, opponendosi alla follia omicida". "Con animo commosso - ha detto ancora Benedetto XVI - pensiamo alle innumerevoli vittime di un cieco odio razziale e religioso, che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte in quei luoghi disumani. La memoria di tali fatti, in particolare del dramma della Shoah che ha colpito il popolo ebraico, susciti un sempre più convinto rispetto della dignità di ogni persona, perché tutti gli uomini si percepiscano una sola grande famiglia. Dio onnipotente illumini i cuori e le menti, affinché non si ripetano più tali tragedie".


Ali Khamenei invoca la "scomparsa di Israele"
E' intervenuto anche Ali Khamenei nel giorno dedicato al ricordo dell'Olocausto. La Guida suprema dell'Iran ha di nuovo invocato la scomparsa di Israele. "Di sicuro", ha detto accogliendo il presidente della Mauritania, Mohammed Ould Abdel Aziz, "verrà il giorno in cui le nazioni della regione vedranno la distruzione del regiime sionista. I tempi dipendono dal modo in cui le nazioni islamiche affronteranno il tema". Le frasi di Khamenei, che rilanciano l'appello del presidente Mahmoud Ahmadinejad a "cancellare Israele dalla mappa del mondo" e a interpretare l'Olocausto come un "mito", sono riportate sul sito Web dello stesso Khamenei, impegnato con il presidente iraniano a compattare la Repubblica islamica contro il nemico storico anche per superare le difficoltà politiche interne. Khamenei ha invitato la Mauritania a troncare definitivamente le relazioni con Israele; una strada che Nouakchott aveva già cominciato a percorrere nel gennaio del 2009 con la sospensione delle relazioni diplomatiche.


Insomma...uno dei due ha le idee poco chiare...scoprite voi chi dei due

Salutamu
Saluti dalla macchia

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Re: Sulle Orme del Copia/Incolla

Nuovo messaggiodi rabdom » 06/02/2010, 23:24

INTERESSANTE!
ILLUMINANTE!
Ogni tanto si apre uno squarcio sul potere anzi sul super-potere.
Un poco di luce se si vuole riflettere su come lo sforzo sia enorme per nascondere a tutti, amici ed avversari, i veri intenti.
Ecco un articolo tratto da “sicilianformazioni.com”
RABDOM



POLITICA
L'avvocato Taormina va giù duro su Berlusconi:
"Chiede ai suoli legali di fare leggi ad personam"

02 febbraio 2010 17:56
Ricordate l'avvocato Taormina? Colui il quale, fino a qualche tempo fa, era costantemente a fianco del Premier?
Bene, ora, in qualche modo, sembra essersi stancato di tenere tutto in pancia e, in un'intervista pubblicata il 30 gennaio su Area Genova a firma di Alessandro Giglioli, l'avvocato si toglie qualche sassolino dalle scarpe.

]«Conosco bene il modo con cui Berlusconi chiede ai suoi legali di fare le leggi ad personam – si legge nell'intervista - perché fino a pochi anni fa lo chiedeva a me. E, contrariamente a quello che sostiene in pubblico, con i suoi avvocati non ha alcun problema a dire che sono leggi per lui. Per questo oggi lo affermo con piena cognizione di causa: quelle che stanno facendo sono norme ad personam».
Parole grosse, certamente, che difficilmente possono trovare una conferma. Secondo l'avvocato Taormina il premier punterebbe a diventare presidente della Repubblica attraverso una strategia che dovrebbe già avere in mente.
“Penso che appena sistemate le sue questioni personali, diciamo nel 2011, Berlusconi andrà alle elezioni anticipate – si legge ancora nell'intervista - gli conviene farlo finché l’opposizione è così debole, se non inesistente. Così vince un’altra volta e può aspettare serenamente che scada il mandato di Napolitano, fra tre anni, e prendere il suo posto».
E, almeno secondo quanto dichiarato e apparso sull'articolo di Area Genova, ci sarebbe anche una precisa strategia dietro tutto il tam tam legato alla giustizia.
Ecco un estratto dell'intervista apparsa su Area Genova:
«Iniziamo dal processo breve: si tratta solo di un ballon d’essai, di una minaccia che Berlusconi usa per ottenere il legittimo impedimento. Il processo breve è stato approvato al Senato ma scommetterei che alla Camera non lo calendarizzeranno neanche, insomma finirà in un cassetto».
E perché? «Perché il processo breve gli serve solo per alzare il prezzo della trattativa. A un certo punto rinuncerà al processo breve per avere in cambio il legittimo impedimento, cioè la possibilità di non presentarsi alle udienze dei suoi processi e di ottenere continui rinvii. Guardi, la trattativa è già in corso e l’Udc, ad esempio, ha detto che se lui rinuncia al processo breve, vota a favore del legittimo impedimento?».
E poi che succede? Che c’entra il Lodo Alfano bis? «Vede, la legge sul legittimo impedimento è palesemente incostituzionale, e quindi la Consulta la boccerà. Però intanto resterà in vigore per almeno un anno e mezzo: appunto fino alla bocciatura della Corte Costituzionale. E Berlusconi nel frattempo farà passare il Lodo Alfano bis, come legge costituzionale, quindi intoccabile dalla Consulta».


Che la politica sia un gioco di strategie questo è sicuro. Che, soprattutto la sinistra, levi proteste contro una riforma della giustizia considerata un escamotage per “salvare” Berlusconi è cosa certa. Ma non è altrettanto certo che questo sia davvero l'obiettivo del cavaliere. Per vedere se le parole dell'avvocato Taormina siano state veritiere o meno si dovrà attendere qualche anno ancora. Come dire: chi vivrà vedrà
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Re: Sulle Orme del Copia/Incolla

Nuovo messaggiodi Alma » 28/02/2010, 20:49

In onore dell'Avv. FRAGALA'
ALMA


[b]Vendetta o meno, criminalità organizzata o assassino isolato, l’uccisione di Enzo Fragalà resta un atto di mafia. Ecco perché[/b]
ieri, 27 febbraio 2010 11:25

La morte di Enzo Fragalà non è giunta inattesa. Le notizie che arrivavano dall’ospedale non lasciavano adito a dubbi, purtroppo: il penalista palermitano non avrebbe potuto sopravvivere alle ferite ed alle lesioni procurate dai colpi di mazza ricevuti dal suo aggressore.
L’assassino non era un uomo, ma una belva. E la belva ha colpito con una ferocia inaudita, come fosse assetata di sangue. In una città abituata alle esecuzioni preparate e eseguite con la precisione di un farmacista, questo il massacro di via Turrisi Colonna ha provocato reazioni disparate, contraddittorie, confuse. Come se il delitto non appartenesse a Palermo, alla tradizione criminale di questa città.
Il delitto compiuto con la mazza sta dentro una lite fra uomini che hanno il sangue in testa, all’escalation di una disputa. Ha bisogno del movente immediato, della follia, della provocazione. Questa città accetta che gli assassini sciolgano nell’acido le loro vittime, che bambini vengano uccisi per “vendetta” nei confronti dei delatori, ma non accetta l’atroce punizione dell’avvocato, colpevole di avere arrecato un torto a “qualcuno”. Non sta dentro la sua storia. Ed è per questo che all’indignazione, al cordoglio, alla sofferenza si è aggiunto lo sconcerto e la difficoltà di capire.
Che ha lambito anche il lavoro degli inquirenti che nelle prime ore – e non poteva essere altrimenti – hanno indirizzato la loro attenzione su qualche episodio recente, su un evento scatenante.
Poi, con il passare del tempo, giusto quanto basta per guardarsi attorno e riflettere, si è cominciato a dare peso alla esemplarità del delitto, alla sicurezza con cui ha agito l’assassino, alla sua fredda determinazione, alle sue caratteristiche fisiche.
Uccidere un uomo con una mazza in pieno centro, a pochi passi da presidi di polizia, davanti a testimoni urlanti, richiede forza fisica e “abitudine” al crimine, “qualità” non si trovano con facilità. Questo ragionamento conduce al killer, all’uomo incaricato di uccidere, e quindi ai mandanti, coloro che avevano ordinato l’esecuzione.
Anche il movente, per le stesse ragioni, va necessariamente “riqualificato”: non una punizione né una vendetta, ma il bisogno di eliminare un uomo che stava facendo “danno” e che, perciò, avrebbe dovuto essere tolto di mezzo.
Fra le carte di Enzo Fragalà ci sono casi giudiziari scottanti. L’avvocato assisteva personaggi che stavano collaborando con i magistrati, facevano nomi e raccontavano fatti. E lui non solo non li aveva fermati, ma li tutelava.
Si stavano scoperchiando pentole bollenti, spalancando armadi pieni di scheletri? C’erano colletti bianchi di mezzo? C’è una zona grigia nella Palermo borghese che non è mai stata sfiorata dai sospetti. Le illazioni, le ipotesi, i dubbi hanno riguardato il mondo del crimine e, qualche volta, quello dell’impresa.
Enzo Fragalà non si è reso conto di stare toccando zone proibite?
Impossibile, comunque difficile. L’esperienza, la competenza, l’intelligenza del penalista sembrano escluderlo. Se era entrato in un regno proibiti, di sicure se ne era reso conto e la consapevolezza non l’aveva fermato affatto.
La tragedia si è compiuta in pochi minuti, forse dopo il primo tremendo colpo sferrato alle spalle sul capo. Una violenza devastante.
Non c’è crimine per il quale non si debba fare giustizia, non c’è delitto per il quale non si debba assicurare il colpevole alla giustizia. Eppure la morte di Enzo Fragalà pretende qualcosa di più, pretende una rivolta civile. Non solo attestati di solidarietà, cordoglio, sdegno e riti del lutto. Ci vuole altro e di più.
La vittima, invece, era un uomo di grande vitalità, ingegno e bonomia. La professione – che concede poco ai sentimenti – non l’aveva reso cinico. Nemmeno la politica era riuscito a cancellare il tratto umano gentile, l’atteggiamento elegante.
Un gran signore, insomma. E questo rende ancora più penoso accettare una morte così atroce.
Occorre una mobilitazione delle coscienze, occorre riscoprire le ragioni della convivenza civile.
La libertà dell’esercizio della professione legale, così come la libertà dell’esercizio della professione giurisdizionale, sono fondamenti della convivenza civile.
Se questa libertà viene meno e si instaura un clima di sopraffazione e di paura, la giustizia non può essere esercitata e muore, come la vittima del delitto.
La vendetta, che sarebbe la causa della bestiale feroce, presuppone che qualcuno abbia compiuto un torto o abbia arrecato offesa. Vendicare un atto di giustizia è una infamia e, soprattutto, un messaggio di prepotenza, sopraffazione, rivolto a tutti. Il feroce assassino di Enzo Fragalà non mirava solo ad uccidere il “colpevole” del torto, ma voleva dettare “regole”. Ha voluto far sapere che si paga con il sangue se si fa torto a chi è al di sopra delle leggi degli uomini. Fosse un boss o un killer di un boss, oppure un criminale isolato, non cambia niente. Vendetta o meno, l’uccisione di Enzo Fragalà rimane un delitto mafioso perché mafiosa è la cultura di chi l’ha progettato ed eseguito.
Sono tante e tutte di enorme rilevanza le ragioni che inducono a ritenere che questo crimine, per la sua esemplare ferocia, segni un livello inquietante.
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