Categoria: Notizie generiche Data pubblicazione Scritto da Leandro Salvia Visite: 210
Intervista al presidente di Eurispes Fara e al docente di sociologia del lavoro Bernardini che rispondono all'idea di Brunetta
Sarà pure una boutade ma la dichiarazione del ministro Brunetta sui "bamboccioni italiani che a 18 anni andrebbero buttati fuori casa per legge" ha sollevato un vespaio. Era già accaduto quando l'ex ministro dell'economia del governo Prodi, Tommaso Padoa Schioppa, coniò l'appellativo, per i ragazzi italici troppo mammoni e restii ad abbandonare il tetto natio, ipotizzando degli incentivi per favorire il distacco dalla gonna di mamma.
Adesso l'argomento ritorna, urticante, a far levare gli scudi di chi si sente coinvolto.Reagiscono politici di maggioranza come Calderoli, pronto a far notare al collega di averla fatta fuori dal vaso, o come la Gelmini che abbraccia la causa. Oppure come il ministro per la gioventù Meloni, lesta a invitare Brunetta a prendersela con i baby pensionati anziché con i giovani. Risponde per l'opposizione Marina Sereni, vice presidente del Pd, definendo i giovani "prime incolpevoli vittime della crisi".
Ma scendono in campo anche sociologi e studiosi delle realtà giovanili. Chiara Saraceno fa notare che "in Italia le famiglie non si possono permettere di sostenere le spese di un figlio fuori casa". Una cosa diversa dal resto d'Europa dove a mettere le ali ai piedi dei giovani è un reddito che li rende autonomi. Un po' la stessa considerazione del presidente di Eurispes Gian Maria Fara che, dal suo osservatorio privilegiato, definisce la sparata di Brunetta una cosa "comprensibile in teoria, ma praticamente irrealizzabile sotto l'aspetto pratico", soprattutto in Italia.Secondo Fara negli altri Paesi europei ci sono "condizioni obiettivamente diverse e i ragazzi possono contare su un adeguato Welfare". Non si può pensare di mandare fuori dalle mura domestiche i giovani che non hanno un lavoro, o ne hanno uno precario". Ma soprattutto manca una politica della casa e la possibilità per i ragazzi di trovare un alloggio a prezzi accessibili.
"E credo purtroppo - sottolinea il presidente di Eurispes - che siamo di fronte a un impedimento insormontabile da qui ai prossimi anni". Sembra un tema banale, ma ha implicazioni complesse, perché vi si intrecciano questioni economiche e sociali, politiche del lavoro, politiche abitative e anche questioni di carattere culturale e psicologico."Nel nostro Paese - fa notare Fara - si è affermata in questi decenni la 'cultura del posto' e quindi i giovani, colpiti loro malgrado da sindrome di Peter Pan, tendono ad uscire di casa solo quando lo trovano. Bisogna considerare inoltre che ci sono forti ragioni di carattere anagrafico legate all'aumento della vita media". Non deve apparire un discorso cinico, è pura questione di dato oggettivo.
"Oggi si eredita molto più tardi, verso i 50 o 60 anni, mentre qualche decennio fa si ereditava in media a 30 anni. In questo modo si aveva la possibilità di disporre di una abitazione e - spesso - di un patrimonio con cui avviare una impresa o una attività commerciale. Adesso, quando si entra in possesso dell'eredità , si è già consumata una parte abbondante dell'esistenza".Bernardini: "Altro che bamboccioni, sono sconfitti" - Il futuro dei giovani insomma non è roseo. Anzi "in Italia non esiste futuro per gli ultratrentenni", almeno stando alle convinzioni di Sandro Bernardini, docente di sociologia del lavoro ed esperto di politiche giovanili della Sapienza di Roma. "C'è una vera desertificazione intorno ai figli e sta venendo meno l'antico ruolo della famiglia che finisce con l'assecondare, anche involontariamente, la loro non-crescita".
Poi ci sono cause oggettive. La società non tiene conto dei giovani, li lascia disoccupati e lo studio diventa un modo di allungare la giovinezza. "No, non stiamo parlando di Bamboccioni - semplifica Bernardini - ma di sconfitti a cui manca il lavoro, la casa, l'istruzione". Un'altra esigenza fondamentale, perché "prima di tutto occorre strutturare gli individui". La verità è che "questa società è costruita per sconfiggere le giovani generazioni (come gli anziani, del resto). Una cosa terribile, visto che con loro ci giochiamo il futuro della collettività ".
18 gennaio 2010
fonte Tiscali, articolo di Ignazio Dessì