| 2008/01/08 17:35 dal forum di vallejato "scaffe e foto" |
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Cari terrestri, quanto tempo è passato dal mio ultimo atterraggio. E a saperlo prima me ne stavo su Venere con le mie amiche venusiane. L’altra sera volevo, infatti, atterrare nel vostro paese ma ho rischiato di scassare la coppa dell’olio della mia astronave Alkadia. Manco quando atterro sui crateri di Marte rischio tanto. Ora non per fare lo spilorcio, ma sapete quanto costa una coppa di un’astronave e quanto olio ci va?
Volevo chiamare persino il nuovo capo dei vigili terrestri per fare una perizia e farmi pagare come un normale terrestre, ma poi ho pensato che le buche stanno a Sanchopirrello come i crateri stanno alla Luna. Sono una caratteristica locale. Come il pavet nella Parigi Roubaix. E ho anche pensato che c’è un termine tutto siciliano per indicare i buchi presenti nell’asfalto. Voi li chiamiate “scaffe”. Il dizionario on-line Wikipedia definisce la scaffa come “nu purtusu nnâ strata”. Già, perché le normali buche presenti in tutta Italia non hanno nulla a che vedere con le vostre scaffe. Da voi le scaffe sono una certezza. Ci sono e ci saranno sempre. Le incontrate da bambini quando andavate in bici. E le avete ritrovate quando siete diventati adulti motorizzati. Sono il vostro navigatore satellitare primordiale. Sembrano le molliche di Pollicino lasciate per ricordare la strade del ritorno. Quanti di voi riuscirebbero, infatti, a raggiungere ad esempio Partigrosso se non si imbattessero nelle infinite scaffe che accompagnano il tragitto. Sono le vostre pietre miliari, lasciate lì a ricordarvi il cammino. Per voi sono come le mie stelle quando viaggio nel cosmo. Sono anche un ottimo deterrente contro i colpi di sonno: quando l’abbiocco vi piglia ma all’improvviso vi svegliate dal fracasso di ferraglia. Sono dunque terapeutiche e servono a far girare l’economia terrestre sanchipirrelliota. Pneumatici forati, cerchioni deformati e ammortizzatori scoppiati garantiscono un indotto nei ricambi e nella manutenzione delle vostre auto. La scaffa però è anche fantasia, perché ciascuno degli automobilisti sa dare vita alle circonlocuzioni più originali per mandare a quel paese chi non le aggiusta. Figghiu ri….; ca ci vinissi…., n’te corna a…, ci facissi intuppari ca vucca etc, etc … Ciascuno, dalle vostre parti, ha la sua scaffa preferita. C’è chi ad esempio ha un debole per quella in via Sanfilippo. Altri preferiscono quelle dia via Baccarella. Altri scelgono di cimentarsi nel doppio slalom sul percorso di via Sandro Pertini. In via del Bosco, se vi andate a spaccare le corna, c’è pure uno squallido spitaletto per medicarvi. Ora si sa che Sanchopirrello è da sempre terra legata alle tradizioni sicule e ancor di più lo sono i suoi amministratori che attraverso la scaffa rivendicano un’appartenenza culturale e un modo di essere. E poi più numerose sono le scaffe che si accumulano, e più ingenti saranno le cifre da stanziare per arripizzarle. E, visto che si tratta di una tradizione, magari ci si fa finanziare pure un lauto skitikkio: “Venite a Sanchopirrelo, paese del vino, delle tragedie, delle canzoni napoletane, delle lambrette a tre ruote, dei cavalli, delle scaffe e dei politici incensiati e scaffiruti!!! |
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