3 maggio 2007 Il messaggio scritto nei giorni scorsi da Leandro Salvia mi ha inevitabilmente portato a riflettere e a cambiare genere letterario. Così, nel sentire il racconto di quanto avvenuto le scorse sere, mi è tornata alla mente un’antica sceneggiata napoletana:
Protagonisti sono:
•Toninu Mazzolu (isso)
•Giancamomilla (essa);
•Vituzzo Paprika ('o malamente);
•Caloriu Truveloce,( o papà )
•Maledetto Picciutteddu, ('o nennillo), figghiu abbannaiaturi
•La Parrucchiera, marito e moglie ('o comico e 'a comica),
LA TRAMA
La vicenda, dai contorni tragici, si svolge tutta nel giro di pochi giorni. Teatro naturale è l’agorà di Sanchopirrello. Quel piccolo angolo di mondo dove la politica sa farsi tragedia  e la verità diventa farsa, grazie alle innate capacità recitative dei suoi improvvisati attori. In questa  sceneggiata siculo-partenopea trovano spazio l'amore, il tradimento, l'onore e, come nelle migliori tradizioni, il codice della malavita, messa in scena da giovani e vecchi dissennati, animati da vendette.
La storia comincia in una ventosa giornata di primavera. Il cielo è coperto, quasi indisponente con le sue continue minacce di pioggia. Per la via c’è Vituzzo Paprika che, per guappariarsi con un gruppo di scugnizzi amici suoi, prende di mira Maledetto Picciutteddu: “Chillu è n’accattone, tene e pezze o culuâ€. Fra le risate dei picciotti, Vituzzo consuma una piccola vendetta familiare: u Picciutteddu, infatti, avrebbe mancato di rispetto ad un cugino. L’invettiva però è rivolta anche a isso, Toninu Mazzolu: “E’ nu presuntuoso. Uno che quando passa per la via non saluta. Io invece mi vasu cu tuttiâ€. Gli scugnizzi lo guardano ammirato. Un po’ di preoccupazione la si legge invece nel volto glabro e pallido di Giancamomilla, compagna di processione e amante fedifraga di Vituzzu. Un tempo era na brava guagliona. Poi, per tentare un vano successo, fu costretta a prostituirsi. Prima con Peppe Paprika (‘o folle), poi con Vituzzo e poi ancora con Jakinu Triffasi, ‘o tragediatore.
Un paio di sere dopo quel gesto di arroganza, Maledetto Picciutteddo, accompagnato da Mimmo AnsScudo, Peppuccio di Totò e Tonino Mazzolu, prende il coraggio a due mani e affronta Vituzzo e i suoi scugnizzi, soprattutto uno: Vicè U Possessivu: “Mister 50 per cento, approfittatori e iettatori. A papà Caloriu, quannu stava mali, ci addumastivu puru u luminuâ€. E poi ancora  racconti su magagne eoliche e magagnoni pubblici. “Se so arrubate ‘e sorde! Fanno sulo’mbruoglieâ€. Uno sputtanamento mai visto prima. Finita l’abbanniata, gli amici lo sottraggono a stento all’ira funesta degli scugnizzi. Per impedire altre tarantelle in piazza si rende necessario l’intervento dei carabinieri. Ma ormai l’infamante guanto di sfida è stato lanciato. Così la sceneggiata si trasferisce nella casa dei Guelfi Bianchi, trasformata per l’occasione in un “teatro d’onoreâ€.
Sulla dimora veglia, infatti, l’immagine rassicurante di Totò vasa, vasa.
A bussare alla porta è Vituzzo, accompagnato da Mizzica e Furchetta. Vuole parlare c’o papà e coi fratelli di Maledetto. “Desidero sapere se lor signori sono tutti d’accordo con quell’n’fame e traditore del Maledetto Picciutteddu. Siti tutti amici miei e voglio sapere si puru vui a pinsati como a issu?†– urla Vituzzo (nel ruolo di ‘o malamente), mentre brandisce un cellulare. “Guaggliò, state accorti, ca si  n’tosta a nervatura, mi mettu a cantari e ni portanu tutti dà . Stata accorti!â€. Alla scena assistono anche due guardie e un cronista.
Caloriu è in imbarazzo. Tenta di calmare Vituzzo. Assicura che ci penserà lui a chiarire tutto e a salvare l’onore dei presenti. Ma per farlo è ormai indispensabile tornare in piazza, in mezzo alla gente che ha assistito allo sputtanamento e vuole capire.
Arriva il gran giorno, salutato da una fastidiossima pioggia assuppa viddani. Caloriu per un’ ora parla della “sua famigliaâ€, del valore sacro che essa ha, dei suoi figli: tutti uguali e tutti belli, anche quelli sporchi, brutti e cattivi. Di come, tenendoli per mano, li ha cresciuti per dieci anni, mentre lui faticava per farli mangiare e lasciarli tutti sazi.
Racconta quando si portava a Palermo e a Roma quel discolo di Vicè, uno dei figli preferiti. E che dire di Vituzzu: “Picciotto serio e laboriosoâ€. Anche Maledetto Picciutteddu riceve qualche timido complimento: “Mischino, è’ stato provocato e, invece, di porgere l’altra guancia, ha restituiti dieci boffe. Hanno sbagliato tutti e due. Chiudiamola quiâ€.
'O papà , da buon timoniere, per evitare che la barca sfasciata vada a fondo, dice ai figli: "Facite Ammuina: tutti chilli che stanno a prora vann' a poppa e chilli che stann' a poppa vann' a prora: chilli che stann' a dritta vann' a sinistra e chilli che stanno a sinistra vann' a dritta: tutti chilli che stanno abbascio vann' ncoppa e chilli che stanno ncoppa vann' bascio passann' tutti p'o stesso pertuso: chi nun tiene nient' a ffà , s' aremeni a 'cca e a 'll à ".
In platea i coniugi La parrucchiera (‘o comico e ‘a comica), distraggono la folla. Uno dei due, per strappare una risata, si veste pure da sindaco e si fa benedire in Chiesa.
Nella confusione generale, Caloriu trova spazio pure per corteggiare pubblicamente Giancamomilla, la cui fama sembra aver acceso gli appetiti di Caloriu. Nessun accenno dunque alle malefatte abbanniate dal Picciutteddu contro gli scugnizzi.
Per Caloriu: “Cu ha avutu ha avutu, e cu ha datu  ha datu. Chiedo scusa a tutti, ma i figli so pezze e….core!â€.
Nota dell’autore:  mi auguro vivamente che la tragi-commedia ci risparmi uno degli aspetti tipici della sceneggiata napoletana: LA VENDETTA!!!
n.b. ogni riferimento a fatti, persone, sceneggiate e famiglie realmente esistenti è puramente casuale. Tutti i personaggi sono frutto di fantasia. Nella realtà non potrebbe esistere niente di così paradossale!!!!
SALUTI DAL COSMO