Valle Jato

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L'ereditÃ

16 marzo 2007Cari cibernauti, ho visto che alcuni di voi sollecitavano per “par condicio” una commedia sull’altra compagine. Premesso che io di professione faccio il pirata cosmico e non il commediografo, proverò ad accontentarvi. Ma servono indizi e indiscrezioni. E vi assicuro che viaggiando in orbita non è sempre così facile.
Ci provo, nella speranza che stavolta nessuno si incazzi. Sarebbe davvero assurdo


L’EREDITA’

Attori protagonisti
Caloriu Truveloce, re in carica
Toninu Mazzolu, il successore
Vituzzu Paprica, fratellastro pretendente al trono
Maledetto Picciutteddu, fratello minore buono
Nicola Conte, fratello trovatello adottato dal re
Antoniu Pecorino, cortigiano vizioso affetto da visione mistiche
Peppuccio Di Totò, ambasciatore del dittatore Vasa vasa
Vicè u Possessivu, compare di Vituzzu

E con la partecipazione delle comparse:
Nino Di Maria, ambasciatore ghibellino
Mimmu Aculeo, sedicente ambasciatore ghibellino
Leandru Menta, cronista e ghibellino
Giantoniu Guerrasanta, avvocato e ghibellino
Giuvanni Ronda, difensore della regia ghibellina (casa del popolo)
Minimo Ronda, ghibellino fondamentalista
Carru u figghiu di Jakuzzu, ghibellino ex tratturista

Trama
La storia, tra il vero e il faceto, è ambientata nel regno del duca di SanchoPirrello. Uno spicchio di quel vasto territorio appartenuto un tempo all’imperatore Ghibellino Federico II di Svevia, ma ormai da un decennio governato da Guelfi, seguaci del papato, guidati dal reuccio Caloriu Truveloce I (protagonista di una monarchia elettiva che prevede l’obbligo di successione dopo il decimo anno). A corte, dopo due lustri segnati dalla spensieratezza di allegri banchetti e giostre a cavallo, viene dunque il momento di decidere per la successione al trono. Tre gli aspiranti: Toninu Mazzolu, Vituzzu Paprica e Nicola Conte. A tutti e tre Truveloce, per non avere fastidiose rotture di zebedei, aveva promesso il regno. Ma alla fine il reuzzo sceglie il figlio Mazzolu, dicendo: “Tonì ma tu chi pensi ca lassu tutti cosi a du sfasciatu ri Conte o peggiu a du presuntuoso di Paprica?”.   Â
I fratellastri, accecati dall’invidia, protestano: “Ma picchì a iddu, cu è u principino? U sapemu tutti ca è fimminaru, parra assai e avi puru a vucca modda”. “Tonino ha sturiato, è picciotto buono – fa notare il baffuto padre-. Un poco afferracazzi n’tallariu, questo è vero, ma cchiù onestu rispettu a voialtri è di sicuro”. A corte succede il finimondo. Tragedie, promesse di ammazzatine, tentativi di incestuoso stupro. Ma ormai il re ha deciso. Inutile ogni tentativo di tenere unita “la famiglia”. Nel frattempo, infatti, Vituzzu (iscrittosi alla fazione dei Neri) prende una sbandata per una sua vecchia fiamma, tale Giancamomilla aspirante al trono per la fazione dei Guelfi Neri(ma quella è un’altra storia). Con lui finisce pure il fidato Vicè u Possessivu che, pur non avendo aspirazioni al regno, sperava in una serie di privilegi sempre accordatigli dal reuzzo Truveloce. Â
In scena abbiamo anche una serie di cadetti, vassalli, valvassori e valvassini. Fra questi Maledetto Picciutteddu, il fratello minore buono e senza dote di Toninu. C’è pure tale Antoniu Pecorino, uomo che emana un odore misto tra incenso e muffa di sagrestia. Picciotti alla buona (iscritti alla fazione dei Bianchi) ma impreparati allo scontro armato contro i Neri per la guerra alla successione. Così il re Truveloce convoca l’erede e gli dice: “Si tu vo addivintari re tt’ha ghiunciri cu i Ghibellini amici del popolo”. Ed il figlio: “Vorrei poter decidere con la mia testa. Ho grandi progetti per SanchoPirrello: baccanali, orde selvagge di pilu straniero che invadono le nostre vie! Mi capisci?”. Ma alla fine il Truveloce ha la meglio. Viene scelto come ambasciatore da inviare ai Ghibellini tale Peppuccio Di Totò (compare di Vasa, vasa).
La fazione proletaria, indebolita moralmente dalla fuitina del compagno Peppe Paprica e dei compari con la Nera Giancamomilla, accetta l’ambasciata. A ricevere i Guelfi bianchi è Nino Di Maria, uomo canuto, abbunazzatu e imparentato con alcuni amici dei Guelfi. Con lui ci sono Leandru Menta (puri iddu un pocu canuto ma ‘ncazzusu), Giantoniu Guerrasanta, Carru u figghiu di Jakuzzu. Giuvanni e Minimo Ronda. Intanto Mimmu Aculeo, custode della città antica, chiazzaloru, gran pallunaru e sedicente consigliere dello Stupor mundi (Federico II) in persona, capisce e si fa avanti come rappresentante ghibellino: “Tutti l’avutri verrannu appressu ri mia. Ma cu pigghia pi primu, pigghia ru voti”.
La storia si conclude con un duello all’ultimo sangue fra Mazzolu e Giancacomilla. Una lotta tutta interna ai Guelfi, Bianchi e Neri, che lacera però l’antica e gloriosa fazione ghibellina. Non è dato sapere chi vinse lo scontro per la successione al reuzzo Truveloce. Si narra però che il successore non trovò nulla del tesoro tanto agognato: i terreni erano ormai sterili, i forzieri depredati dalle ricchezze, solo debiti. Ogni giorno davanti al palazzo reale si affollavano moltitudini di cittadini che chiedevano soldi, assistenza, una casa popolare: “Runn’è Nicola Conte ca si futtiu i voti!” Il successore fu costretto a rinchiudersi in un’orrenda caserma realizzata a valle del paese per volontà di un tale Triffasi. Nata per essere un inutile bilico, servì solo a pesare la rabbia dei cittadini e la delusione del nuovo re!

Ogni riferimento a fatti, persone, nobili o bilichi realmente esistenti è da considerarsi puramente casuale

n.b Ringrazio gli amici che, sotto l’effetto di chissà quali potenti allucinogeni, mi propongono a sindaco. Ma ricordo a tutti che CAPITAN HARLOCK NON FA POLITICA, COMBATTE!!

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