Categoria: Satira Data pubblicazione Scritto da Capitan Harlock Visite: 1103
Cari cibernauti Terrestri, io ci avevo provato a tenere lontana la mia astronave dal pianeta Vallejato, ma ieri un fenomeno paranormale mi ha costretto a virare in direzione di quel meraviglioso angolo di mondo chiamato Sanchopirrello.
Stavo tranquillamente svolazzando sul pianeta Venere , quando dalla Reggia Ghibellina, sita in quel di via Roma, mi giunge notizia che nella notte un vecchio e polveroso quadro di Carletto Marx ha versato inconsolabili lacrime di sangue.
Spaventato e un po’ perplesso dinanzi a siffatta notizia, mi faccio forza e punto la mia Alkadia in direzione di Sanchopirrello. Metto in dietro le lancette del tempo, giungo sul posto qualche ore prima del miracolo e i miei occhi pirati assistono all’inverosimile:
Una squadraccia di nostalgici Guelfi in camicia nera presidia con passo marziale l’eroica sede ghibellina.
Poco più in là stazionano anche alcuni santocchi di chiesa e messi papali, che tengono in mano un obolo. Per un attimo temo che - a causa forse dei prolungati, inutili e antikkia orrendi lavori di restauro - il tempio cristiano si sia trasferito in terra comunistorum.
Già me lo vedo don Paprika che, con la maglietta del Che Guevara, legge ai fedeli il Manifesto di zio Carletto e zio Federico: “La storia di tutta la società , svoltasi fin qui, è storia delle lotte delle classi. Liberi e schiavi, patrizi e plebei….â€Â E poi, con le mani in alto in segno di benedizione, gli dice: “Proletari di tutto il mondo unitevi!â€.
Ma ki? …patati? Mi accorgo subito dopo che si tratta di una semplice (?) consultazione elettorale: si vota – mi dicono – per scegliere i capipopolo del partito ghibellino.
Va bene, ma i Guelfi nivuri e i santokki che c’entrano? Mi chiedo cosmicamente perplesso.
Rimango un po’ ad osservare e scopro che ad aprire le danze era stato quell’istrione di Vituzzu Paprika che, giunto alla buon’ora in sella a un cavallo, aveva varcato la soglia “nemicaâ€. Ad accogliere il guelfo nero sembra sia stato il bacio al sapore di sambuchini datogli da un’arzilla e arraggiatizza fanciulla. Stonato da siffatta vasata, Vituzzo si sarebbe spinto fin dentro l’urna per votare.
Nel frattempo Vicè u Possessivu, con la finezza che lo contraddistingue dalla nascita, abbanniava nà chiazza: “Picciò, iti a butare ca vi pigghiati na vasata!!†All’appello rispondono subito lambrittari spardati e allupati. Tanto spardati che appena scoprono che ci vuole un obolo per votare, se l’arrifardiano. “Picciotti unni iti? Offro ioâ€, grida subito quel generoso di Vicè. Ma la sua grandezza d’animo deve subito fare i “conti†con Nicola Conte: “Pago io. Cà semu a me casaâ€. I due, come ai vecchi tempi, decidono di dividere al 50 per cento, ma stavolta si tratta di spese!
Ad incentivare l’arrivo di disperati senza casa ci sono anche alcune voci di paese fatte circolare da un certo Pippu Cactuseri, tipo spigoloso, inkazzoso e un tempo bevitore di Sambuca.
Frattanto arriva pure quell’anima sconsolata di Giancamomilla: “Se è venuto mio marito Vituzzo, voto pure ioâ€. Varca appena la soglia, quando un comunista canuto gli grida “Passè dà …runni va?â€. Tanto basta perché Giancamomilla si dia alla fuga. Quando giunge a casa, le busca pure dallo zio Enzu U Ranni.
Ma ormai la brunellata ha assunto i contorni della sfida: così a varcare per la prima volta la soglia ghibellina, sono anche Pippu e Minucu Giacometti. Arriva pure l’esperto ri munnizza, Giuvanni Piediscalco: “Io, ormai ca mi ‘mpustavu, non sono più neroâ€. E va a votare.
A Minumu Ronda, che fa il presidente, per poco non gli scappa una bestemmia quando vede arricampare pure il presedente dell’Immobilsmo Cattolico, Giorgio Freddarella. Ma non è il solo che, odorante ancora dell’incenso con cui è stato benedetto in chiesa, si reca alle urne ghibelline.
Sono quasi le 23 e 19 minuti quando, nel silenzio della reggia, l’immagine di Marx comincia a grondare lacrime di sangue. Non faccio in tempo ad asciugarle, che dall’altro lato anche il quadro del Migliore, al secolo Palmiro Togliatti, comincia a lacrimare. Presi dalla commozione, tutti i presenti, in ginocchio, chiedono consiglio al vecchio Enrico Berlinguer, che dalle colonne dell’Unità , con implacabile flemma, urla un inkazzatissimo “Addio!!â€.
(16 ottobre 2007)
Ogni riferimento a primarie, miracoli, vasate e oboli realmente esistiti è da considerarsi puramente casuale. Io racconto, infatti, per la sola voglia di scherzare e lascio ad altri il diritto di polemizzare!!ÂSaluti dal cosmo
Capitan Harlock